Post in evidenza

Reggio Emilia, la mia prima avventura

Da molto tempo volevo andare a Reggio Emilia, pensate che l’avevo vista quando ero andata all’Italia in miniatura qualche anno fa e mi ero promessa di andarci ma tra una cosa e l’altra non ero mai andata!

Quindi Google Maps alla mano e mi accorgo che non è nemmeno tanto distante! Mi sono data della pazza per aver rimandato tanto… Un consiglio: se vi viene in mente una cosa informatevi e fatela, non rimandate se potete!

Quindi, dopo aver deciso il sabato sera, alle ore 23 di partire, preparo il mio zaino.

La domenica mattina mi sveglio di buon’ora, faccio un mini piano di visita della città e mi metto in viaggio.

Mi rendo conto che stare in macchina da sola non è poi noioso e non mi mette più nemmeno tanta tristezza (come mi succedeva un tempo) e accompagnata dalla mia playlist, cantando da sola come una pazza, arrivo a Reggio Emilia in un batter d’occhio.

La prima tappa è il centro storico, dove si trova la Basilica di San Prospero.

Non sono una gran frequentatrice di chiese, anzi… e non sono nemmeno una grande intenditrice d’arte anche se mi è comunque sempre piaciuta, ma, entrando in questa Basilica rimango subito colpita per la sua bellezza, per i suoi interni dipinti e i marmi colorati.

Esco e scattato qualche foto nella piazza , mi colpisce un papà che gioca col figlioletto, all’inizio spero si spostino così ho campo libero per lo scatto, ma ben presto cambio idea perché questa scena colma di amore e gioia la giornata. Quando la scena si anima ulteriormente con una bici che passa penso sia questo il giusto attimo per scattare!

Proseguo per Piazza Prampolini, la piazza del Duomo dove c’è una gran folla di gente e tante bancarelle.

È un centro molto vivo, nonostante io ami il silenzio, il brulicare delle persone non mi infastidisce anzi, mi spinge a farmi un giro tra la folla, in fondo sono si venuta a fare le foto e a visitare gli obiettivi prefissati, ma sono anche turista ed è la mia giornata, quindi devo fare quello che mi sento, senza vincoli!

Mi perdo tra le bancarelle di libri, prodotti naturali e incensi e poi decido di tornare alle mie mete di “viaggio”.

Entro nel Duomo e anche qui rimango sorpresa per la grande bellezza, mi rendo proprio conto che in Italia abbiamo delle ricchezze inestimabili che probabilmente sono poco valorizzate e conosciute.

Mi perdo a fotografare la cripta che sta sotto alla basilica, non so perché ma questi luoghi mi affascinano molto, sarà perché mi danno idea di mistero e misticismo. Un signore mi dice che però devo uscire perché si sta per celebrare un matrimonio.

Procedo poi verso il museo del tricolore, senza sapere esattamente di cosa si tratta…

Entro un po’ diffidente, pensando che sia una cosa noiosa ma mi rendo subito conto che in realtà è tutt’altro che noioso!

Scopro che a Reggio Emilia c’è la sala in cui sono stati definiti i colori della nostra bandiera! Appena entro nella Sala del tricolore, si sta svolgendo un matrimonio, mi intrufolo e scatto qualche foto prima che mi vedano e mi dicano di uscire. 

Visito allora il museo adiacente molto incuriosita, soffermandomi sui vari pannelli descrittivi e ad ispezionare i vecchi documenti e oggetti esposti.

Nel frattempo il matrimonio è terminato, mi fanno quindi entrare nella sala, una sala molto bella, in cui, il 7 Gennaio 1797 si riunirono i rappresentanti delle città di Reggio, Modena, Bologna e Ferrara per proclamare la Repubblica Cispadana, adottando i tre colori verde-bianco-rosso che sono poi diventati i colori della bandiera nazionale.

Passo per piazza del Monte e mi incuriosisce un negozietto che vende prodotti alimentari importati dall’America, la vetrina colorata mi spinge ad entrare,  non può mancare la “Coca Cola” nelle sue varie versioni e tanti snack dagli incarti variopinti.

La commessa, una ragazza molto gentile, vedendo la mia fotocamera, mi chiede se fotografo per hobby o per lavoro e così scambiamo quattro chiacchiere e mi faccio dare anche qualche dritta su cos’altro visitare in città.

Mi dirigo ora verso la Basilica della Beata Vergine della Ghiara, si sta celebrando una messa quindi decido di tornare dopo, nel frattempo visito una mostra di bonsai che si trova a due passi e sono molto divertita a vedere queste piccole creazioni ed in particolare rimango stupita dai bonsai di vigneti! Anche questa è proprio un’arte!

Uscendo dalla mostra mi diverto a fotografare la fontana in piazza Gioberti che mi attira per il suo gioco di specchi sull’acqua, so che la luce è dura e non farò una foto d’artista ma va bene lo stesso (vi risparmio la foto perché effettivamente non è un granché!).

A questo punto è ora di entrare nella Basilica della Beata Vergine della Ghiara, penso che questa sarà meno bella delle altre ma in realtà mi sbaglio e anche questa mi lascia senza parole.

Ora mi dirigo verso il Museo Parmeggiani, curioso il portale di accesso e l’architettura stile medioevale della struttura.

Il museo raccoglie una collezione di armi, oggetti e opere d’arte antiche, mi soffermo a fotografare una bellissima arpa tutta decorata, una statua al centro di una stanza e varie statue con espressioni particolari.

Sinceramente il museo non mi prende al massimo quindi lo visito rapidamente ed esco.

È ora di pranzo e fa parecchio caldo, cerco una fontana per rifocillarmi un po’.

Passo per Piazza della Vittoria dove penso di poter visitare il teatro municipale Romolo Valli ma scopro che è aperto solo durante gli eventi teatrali.

Mi dirigo allora al Palazzo dei musei, senza sapere esattamente che tipo di museo troverò.

Con mia grandissima sorpresa trovo una collezione super interessante, la collezione dello scienziato Lazzaro Spallanzani che, dopo la sua morte è stata spostata qui. Essa raccoglie oggetti dai vari continenti, reperti minerari, reperti vegetali e reperti animali. Insomma pane per i miei denti visto che io adoro i musei naturali!

Mi perdo soprattutto nella sala degli animali dove sono circondata da orsi, felini e da tantissime specie di volatili, mi soffermo molto su questi ultimi perché, come probabilmente avrete capito seguendomi sui social o visitando il mio sito, amo molto fotografare i passeriformi quindi per me questa è una grande scuola, sia per riconoscerli che per vederne le differenze da vicino (e vi garantisco che spesso le differenze tra una specie e l’altra sono talmente minime che è impossibile distinguerli).

Scatto quindi una miriade di foto, anche col cellulare, giusto per avere qualche “memo” per le mie future cacce fotografiche :).

Mi rendo conto di una vera ingiustizia! I passeriformi più belli e colorati non si trovano in Italia! Mannaggia! A parte il Martin Pescatore, quello è davvero bello (e modestamente sono anche riuscita a fotografarlo “vivo” e vegeto, non imbalsamato).

Mi perdo anche tra i rapaci, animali per me bellissimi e affascinati.

Poi passo a visionare le stanze della botanica, dei funghi, dei minerali, dei pesci ma mi rendo conto che devo andare veloce o altrimenti non esco più da quel museo e ho altri programmi…

Visto che mi piace un po’ il macabro trovo interessante la sezione dei feti, delle malformazioni animali e dell’anatomia.

Alla fine visito molto rapidamente la galleria dei marmi e quella dei reperti archeologici, bella ma sarebbe impossibile soffermarmi su tutto.

Il museo prosegue poi con una sezione molto curiosa che unisce sotto un’unico filone tutti i reperti del museo, fotografia, naturalistica, arte e reperti storici, quasi come se potessero convivere tutti assieme in un momento ben preciso.

Presente anche la mostra di Yuval Avital “Il bestiario della terra”

“Avital si immerge qui in un’indagine anticonvenzionale sul senso di incompletezza avvertito dall’uomo, sentimento che si trasforma in una spinta propulsiva a ricercare e scoprire le pieghe più recondite dell’Io, in un’ibridazione o contaminazione con l’animale annidato in ciascuno di noi. Dove finisce l’umanità e dove inizia la bestialità? Dove si nasconde, e soprattutto chi è, il mostro? L’artista tenta di rispondere a questi interrogativi in un processo esperienziale e multimediale poliedrico, un vero e proprio rito d’arte, da cui confluiranno decine di lavori inediti tra performance, videoart, opere visive e fotografiche, sculture, partiture, messe in scena teatrali e installazioni.“

Le installazioni mi lasciano un po’ perplessa, tutte tranne una, geniale! Posto la foto e penso non abbia certo bisogno di spiegazioni! Sono rimasta a bocca aperta (foto in alto).

Il museo termina all’ultimo piano con le foto di Emergency sulla guerra, molto belle e toccanti, mi chiedo come ancora l’uomo riesca a essere così crudele e fare del male a delle povere persone innocenti!

Finita la visita mi informo per andare al museo della psichiatria ma mi dicono che è un po’ lontano dal centro e non ci si arriva a piedi.

Decido quindi di non andare perché ormai si è fatto tardi e in orario tramonto voglio essere a Votigno di Canossa, un borghetto medioevale che è da un po’ di tempo ho intenzione di fotografare.

Mentre vado verso la macchina mi fermo a fotografare questo bellissimo scorcio della Chiesa Del Cristo, in Corso Garibaldi.

Mi dirigo così verso la macchina e parto per la prossima meta, lungo la strada mi fermo a fotografare il castello di Canossa.

Votigno di Canossa

Vitigno di Canossa è un borgo molto piccolo ma è una bomboniera, sembra quasi un luogo incantato delle favole, fuori dal tempo.

La prima cosa che noto è un’enorme scacchiera nella piazza, compresa di pedine e di giocatori! I ragazzi che stanno giocando si divertono un sacco e sono davvero molto concentrati!

Dopo un breve giro di perlustrazione mi imbatto in un museo sul Tibet, decido di non entrare subito, anzi, a dire il vero non so nemmeno se entrerò, ma il borgo è talmente piccolo che in 5 minuti lo visito e quindi, per ingannare il tempo aspettando che arrivi una buona luce per le foto entro.

Da subito sono accolta calorosamente dal presidente Stefano, non so perché ma nasce subito una bella empatia!

È una persona solare che trasmette molta energia positiva e credo che la mia energia positiva, alimentata anche da questa bellissima giornata, abbia amplificato il tutto.. insomma in poche parole ci siamo ritrovati a parlare come se ci conoscessimo da anni! 

Entrate altre persone Stefano tiene una bellissima e interessantissima spiegazione sul Tibet, sui pezzi raccolti nel museo e sulla vita e le tradizioni dei Tibetani.

Io mi sono sempre ritrovata nella filosofia buddista e devo dire che quello che ha raccontato lo condivido appieno.

In particolare sono d’accordo sul fatto che siamo noi i creatori del nostro futuro e che ogni persona ed ogni essere vivente va rispettato perché se gli facciamo del male è come se facessimo del male a noi stessi.

Molto interessante l’esperienza di meditazione col “Gong”, addirittura ha provato anche io a suonarlo anche se ne è uscito un suono un po’ troppo metallico.. 

Il pezzo che mi è piaciuto di più del museo? La maschera cerimoniale (foto in basso a sx).

Questa maschera esce, durante un periodo di festeggiamenti, per le strade e tutte le persone la temono, quando questa si nasconde, per poi riapparire, nessuno stranamente ha più paura.

La maschera non è altro che la rappresentazione delle paure interiori dell’uomo, ognuno deve affrontare e sconfiggere la propria “maschera” per non avere più paura e ritrovare se stesso.

Non so ma sembra quasi un segno del destino, io sono sempre stata piena di paure e proprio in questo periodo sto imparando a sconfiggerle e a capire realmente chi sono, credo che la visita a questo museo non sia stata un caso.

Uscendo dal museo parlo ancora con Stefano e scatto alcune foto al paese, mi dispiace davvero tanto rientrare ma ormai è tardi e domani si lavora!

Per fortuna ho tanto materiale fotografico per potere ricordare e raccontare.

Durante il rientro penso entusiasta alla bellissima giornata che ho passato e decido che questa è la prima di una serie di “gite” che farò.

Mi rendo conto che viaggiare in solitaria mi fa bene, mi rende felice e mi apre un mondo,  mi permette di fare nuove conoscenze ed esperienze che, se andassi in compagnia, non riuscirei a fare.

Mi rendo conto inoltre che la mia autostima aumenta e mi sento davvero felice e soddisfatta della persona che sono diventata.

Mantova e le sue mille sfumature

Continua la mia serie “io viaggio da sola“.
Ero già stata a Mantova ma in compagnia e non l’avevo visitata nella sua interezza, era stata solo una “toccata e fuga”.
Anche questa volta devo proprio dire che, da sola, sono riuscita ad entrare nel vivo della città e ad apprezzare ogni sua sfumatura.

In sella alla mia mini-bici (sto ancora pensando al nome da darle e credo che presto ve lo svelerò visto che una mezza idea già ce l’ho!) parcheggio in centro.

Anche questa volta ho stilato un programma con i luoghi da visitare… ma non l’ho letto, lo leggerò man mano che “scopro” la città in modo da rendere la mia avventura più divertente.

Arrivo in piazza Sordello, penso sia questa la piazza principale e sinceramente rimango un po’ delusa; ci sono vecchi palazzi (tra cui il Palazzo Ducale che visiterò dopo) e il Duomo (anche questo lo vedrò dopo) ma non so, qualcosa non mi torna, continuo la mia visita, vediamo cos’altro c’è da scoprire…

Oggi è la giornata dei musei gratuiti e quando arrivo alla biglietteria mi dicono che tutti i posti per visitare La Camera degli sposi sono esauriti… nooooooooo! La volevo proprio vedere.. Ma mi gioco la carta vincente e chiedo “anche se sono sola non c’è posto?” e la ragazza dice “no, se sei da sola tra un’oretta puoi andare“.
Uno degli altri vantaggi del viaggiare da sola, penso che sono un mito e anche questa è una giornata fortunata!

Mi dirigo verso il Castello di San Giorgio, molto bello col suo fossato e ponte levatoio. Pur assomigliando all’ormai visto e rivisto castello di Ferrara (infatti è stato costruito nel 1395 dallo stesso architetto) ha davvero un grande fascino.
All’inizio il castello aveva solo uno scopo difensivo poi venne abitato dai Gonzaga, i signori di Mantova.

Tornando verso il centro visito il cortile della Casa del Rigoletto, un buffone protagonista di un melodramma di Giuseppe Verdi.

Faccio qualche foto in piazza ed entro nel Duomo, la Cattedrale di San Pietro Apostolo. Noto subito il particolare soffitto a cassettoni e un architettura frutto di un’unione di più stili (romanico, barocco e gotico). Mi colpiscono le decorazioni in bianco e in oro e la maestosa cupola.

Visto che è ancora presto per la visita al palazzo faccio una capatina ai giardini pubblici dove dovrebbe esserci una lapide dedicata a Agnese Visconti, moglie di Francesco Gonzaga, decapitata a 23 anni dal marito stesso. Non riesco però a trovarla.

Uscita dai giardini mi incammino in esplorazione verso una torre che vedo in lontananza, passo dei portici ed ecco che entro nella Piazza delle Erbe, ora capisco, che questo è il vero cuore della città! La piazza è gremita di gente, negozi e bancarelle che vendono la tipica torta Sbrisolona.

Manca poco all’appuntamento per la visita al Palazzo Ducale quindi non esploro subito la piazza, non riesco però a trattenermi dall’entrare nella Rotonda di San Lorenzo, la chiesa più vecchia della città, costruita nel 1082 per volere di Matilde di Canossa.

La sua pianta circolare è davvero originale e appena entro vengo avvolta da una bellissima sensazione; in questo luogo sembra che si sia fermato il tempo, le luci e le ombre proiettate sulla pietra, i resti dei dipinti rimasti sulle pareti, il silenzio (nonostante i numerosi turisti) mi riportano nel passato e a immergermi nella sacralità magica di questo luogo.

Palazzo Ducale

È finalmente l’ora della visita alla Camera degli sposi e al Palazzo Ducale, la dimora delle famiglie più ricche di Mantova.

La camera degli sposi è stata affrescata da Andrea Mantegna.
Appena entro nella stanza l’unica cosa che riesco a dire è wow! Sembra di immergersi in una scena “vera” in cui i personaggi ti rendono protagonista delle loro gesta. Sul soffitto è dipinta un’apertura verso il cielo dalla quale sono affacciati dei putti. Nella sala si può sostare al massimo 5 minuti perché non è grandissima e la gente in coda per la visita è tanta, bastano comunque per ammirarla nella sua interezza e assaporare la sua bellezza.

Procedo alla visita del Palazzo e mi immergo in un “labirinto” di stanze, una più bella dell’altra, piene di affreschi stupendi e opere d’arte maestose.

Non starò ad illustrarvi stanza per stanza ma inutile dirvi che una delle mie preferite è quella dello Zodiaco in cui mi soffermo a lungo a fantasticare perché mi sembra di essere immersa nella volta celeste.

La seconda che preferisco è la Galleria degli specchi, una sala immensa, interamente affrescata con figure mitologiche ed in particolare con la rappresentazione del Carro di Apollo che dal mattino, partendo dall’inizio della sala, si sposta fino alla notte, alla fine della sala, seguo quindi con il naso all’insù tutto il percorso di questo ipotetico viaggio, stupita dalla bellezza e dagli splendidi colori di queste pitture.

Il giardino pensile è un gioiellino; un colonnato esterno delimita la presenza di vasi, piante di agrumi e cespugli disposti ad opera d’arte, nulla è per caso, tutto è studiato per riprodurre la bellezza degli interni anche all’esterno. Questo equilibrio mi regala un gran senso di pace interiore.

Ed è bello incontrare anche una bella coppia che passeggia mano nella mano…
Proseguendo la visita attraverso altre sale affrescate, corridoi e arazzi.

Nel palazzo è ospitata la mostra “Pisanello, il tumulto del mondo“, dedicata al pittore quattrocentesco Antonio Pisano, detto il Pisanello.

Al termine della visita mi imbatto in opere di artisti del 400, tra cui anche la Madonna della Quaglia e Madonna col Bambino e i santi Antonio e Giorgio, sempre del Pisanello. Che sia chiaro, nella mia ignoranza non conoscevo queste opere ma mi hanno subito catturato per i loro dettagli e il prezioso fondo dorato.

Esco molto soddisfatta del palazzo Ducale, davvero un palazzo ricco di storia e bellezza, capace di affascinare anche una come me che di arte non ne capisce una mazza!

Faccio una visita anche al museo archeologico, ci sono davvero tanti reperti e oggetti curiosi, varrebbe la pena soffermarsi maggiormente ma sto morendo di fame e quindi decido di uscire rapidamente.

Con la pancia finalmente piena mi accingo alla visita di Palazzo Te.

Palazzo Te

Nel palazzo è presente la mostra Giulio Romano. La forza delle cose, dedicata ad un’artista che realizzò parecchie opere di design per i Gonzaga. Mi fermo a guardare le riproduzioni con la tecnica di stampa 3d.

Anche qui mi addentro in un labirinto di sale e un’app (devo dire davvero ben fatta!) mi spiega sala per sala quello che sto osservando. Mi affascinano le scene mitologiche, le decorazioni dei portici e la bellissima area esterna.

Nella foto sotto si noti “l’umarel” di Mantova :).

La sala dei cavalli. I Gonzaga hanno deciso di onorare i loro cavalli dedicandogli un affresco a misura naturale nella stanza destinata all’accoglienza per gli ospiti.

Amore e Psiche. un capolavoro, impossibile descrivere l’emozione che provo davanti a questa maestosità, tento di rendere l’idea della grandezza dell’opera attraverso le foto ma è impossibile, se non sei qui, al centro della stanza non puoi capire…

Visito altre stanze, meno affascinanti delle precedenti ma comunque molto belle, attraverso la loggia e i giardini con le peschiere e rientro nel palazzo.

La camera degli stucchi è diversa dalle altre, qui non ci sono dipinti ma figure in stucco bianco che pare escano dalle pareti.

Sono esposte antiche armi ed armature, molto raffinate e curate nelle decorazioni.

Penso che la visita sia quasi terminata quando, con mia grande sorpresa, entro nella Sala dei Giganti e mi trovo di fronte un’altra maestosità. La stanza non ha spigoli per non dare la sensazione di limiti di spazio, la scena è caotica e frenetica e rappresenta la caduta dei giganti scatenata dall’ira di Giove sull’Olimpo (che viene rappresentato con un fulmine in mano). Anche qui vorrei fare una foto per documentare la grandiosità della scena ma mi rendo conto è impossibile, occorre solo stare qui, tra questi giganti per viverla (e io che sono piccolina mi sento ancora più piccola di fronte a loro).

Procedo incontrando altre opere di Giulio Romano e uscendo nuovamente verso i giardini.

Scopro il “giardino segreto“, un ambiente che simula una grotta naturale.

Piazza delle Erbe

Soddisfatta anche di questa visita decido ora di andare a visitare per bene la Piazza delle Erbe, si sta avvicinando il tramonto e sono certa che mi regalerà colori ed emozioni uniche.
La luce infatti è bellissima e gli ultimi raggi di sole caldi e dorati si illuminano il Palazzo della Ragione con la torre dell’orologio astrologico e la Basilica di S. Andrea.

Entro nella basilica, è immensa, da fuori non sembra così grande. Ricca di opere d’arte e maestose decorazioni è famosa per custodire i sacri vasi, in cui si dice che sia custodita la terra del Golgota intrisa dal sangue di Cristo.

Al tramonto…

Faccio un giro veloce perchè voglio godermi il tramonto all’esterno e vivere un po’ la città prima di andare a casa.

Il sole sta calando e la luce dorata ora lascia spazio ad un’esplosione di colori in cielo che, grazie alle nuvole, crea un’ulteriore opera d’arte: quella della natura.

Decido di incamminarmi veloce, anzi di corsa… verso il parcheggio delle Canoe per fare la foto allo skyline della città, arrivo giusto in tempo per fotografare le ultime luci che si riflettono sui laghi…

ed infine arrivo alla mia meta. Sono affaticata dalla corsa ma ne è valsa la pena, mi siedo e contemplo tutta questa bellezza e penso alla bella giornata che ho vissuto.

Respiro, mi rilasso e quando sono pronta riparto per tornare verso il centro. I colori sono ancora accesi e ne approfitto per immortalarli.

Nonostante ora sia buio e inizia a fare fresco la città è ancora gremita di gente, faccio una passeggiata per la via principale e a malincuore decido di tornare verso la macchina per il rientro.

In conclusione penso che Mantova sia davvero una bellissima città d’arte, un’arte “viva e calda“, che ti trasmette grande sensazioni ed emozioni. La sua arte mi ha colpito per le sue allegorie, i colori vivaci e i personaggi tratti in particolare dalla mitologia. A mio avviso un’arte senza tempo.

Una nota negativa? Le persone… le ho trovate un po’ fredde e alcune scortesi, non so, magari è stata solo una mia impressione…

Grazie come sempre per avermi seguita fino a qui miei fedeli lettori! Alla Prossima avventura!

La Pantera delle Nevi

Oggi non voglio raccontarvi di un viaggio che ho fatto fisicamente ma di un docu film che mi ha fatto fare un grande viaggio dentro me stessa e mi ha tanto emozionato.

Per questo voglio tentare di trasmettervi un po’ delle belle sensazioni che ho provato, e anche semplicemente scriverle per ricordarle e rileggerle ogni volta che mi accorgo che sto “perdendo la via”.

Si tratta del documentario “La Pantera delle Nevi“, Regia di Marie Amiguet e Vincent Munier.

> Vi posto qui il Trailer <

Il fotografo naturalista Vincent Munier, assieme allo scrittore Sylvain Tesson intraprendono un viaggio a 5000 metri sull’altipiano tibetano alla ricerca della pantera delle nevi.

Sono accompagnati dalla regista che, rimanendo sempre nell’ombra, riprende in ogni momento i  loro dialoghi e i loro spostamenti.

Il documentario mi è stato consigliato da Stefano, un amico, sapendo che sono appassionata di viaggi e fotografia paesaggistica e naturalistica e mi ha detto che ne sarei stata entusiasta.

Trovo una proiezione a Bologna, tra l’altro dove abita Luca, un mio grande amico appassionato di cinema che in questo periodo sta riscoprendo anche i documentari. Da un po’ di tempo non ci vediamo e mi farebbe tanto piacere vederlo quindi quale bella occasione se non questa per incontrarci? Gli telefono per invitarlo ed  è felicissimo della proposta, quindi ci organizziamo.

La serata inizia già molto bene, con Luca parlo sempre di tutto e mi capisce al volo, è davvero un buon amico che sa ascoltare e mi sa capire.
Dopo la cena e una passeggiata a Bologna entriamo nel cinema. È da tanto tempo che non vado al cinema e sono emozionata.

I due protagonisti si incamminano per oltre una settimana per gli altipiani, tenendo come base una baracca in mezzo al nulla.

Tesson, lo scrittore annota per tutto il tempo sul suo taccuino i pensieri che gli frullano per la testa e le sensazioni che vive.

Munier, il fotografo, è guidato dalla sua grande passione e dall’amore per la natura e si spinge oltre ogni suo limite, non sentendo la fatica e incurante delle condizioni meteo avverse; freddo (fino a -25° sotto zero!), vento e neve sono le situazioni che si ritrovano ad affrontare.

Ma la speranza di trovare quello che cerca è tanta e nonostante sa bene che probabilmente non troverà la pantera, la sua determinazione lo spinge comunque ad affrontare tutto e a trascorrere lunghe ore di appostamento, in attesa, di qualcosa che forse non arriverà mai.

L’attesa è la vera bellezza, quella sensazione che ti fà sentire in contatto con la natura e un tutt’uno con essa.
L’attesa ti fa dimenticare il tempo e la fretta non esiste più, il dover sempre fare tutto e subito, tipoco dei teatrini della società.

Quando Tesson chiede a Munier se in questi lunghi periodi in cui rimane solo in appostamento, non viene sopraffatto da pensieri negativi, egli risponde che non è assolutamente così. Fa bene all’animo invece fermarsi e ammirare, come uno spettatore ciò che la natura ci ha dato, il bello della natura e capire che siamo una cosa minuscola a confronto di questa bellezza e riflettere sul perchè l’uomo è l’unico animale che al posto di vivere in simbiosi con essa ha saputo solo distruggerla.

Gatto di Pallas

Cammini e cammini e non sai di essere osservato …
Ma quando incontri i loro occhi è come aprire quello spioncino che è rimasto chiuso dai tempi in cui dei, uomini e animali parlavano la stessa lingua.

Tra le luci dorate dell’alba, rocce e altipiani i due fanno molti incontri, tra cui, l‘antilope Tibetana, lo yak, il lupo grigio, l’orso, la volpe, il baral e il gatto di Pallas. Momenti indimenticabili che ho vissuto con la pelle d’oca e le lacrime agli occhi per l’eccitazione: la mia sensazione era di essere li con loro e provare le loro stesse emozioni.

Purtroppo impossibili da descrivere a chi non fa fotografia naturalistica, io mi sentivo invece “dentro” al documentario, ero protagonista assieme a loro, come la regista che se ne stava nascosta…

Munier fa notare al compagno che nella vita quotidiana dobbiamo giocare un ruolo da attori mentre in mezzo alla natura siamo noi stessi, e che sono ancora pochi i luoghi incontaminati dall’uomo e il Tibet è uno dei pochi.

E penso proprio che il Tibet sia un luogo magico, sono rimasta affascinata dal paesaggio, dal silenzio e anche le persone; quando i due protagonisti incontrano i bambini della baracca nasce un legame bellissimo e credo che questi bambini, capaci di vivere in simbiosi e nel rispetto per la natura, abbiano davvero tanto da insegnare agli adulti.

Non vi racconterò logicamente come andrà a finire e se i due amici troveranno la pantera ma chiudo lasciandovi un mio pensiero personale:

Da oggi in poi proverò di stare ancora più in mezzo alla natura perchè ho capito che è questo che amo realmente e che mi fa stare bene, la mia frenesia e il bisogno di dover fare “tutto e subito” probabilmente diminuirà e riuscirò ad essere più serena e a capire cosa è realmente importante e cosa no, dover rincorrere sempre un qualcosa non porta a nulla, anzi, meglio fermarmi un istante, respirare e godermi tutto quello che mi circonda, un regalo grandissimo che mi ha dato il mondo.

Ringrazio ancora il mio amico Stefano per avermi indicato questo documentario, credo che lui sapesse che era ciò di cui avevo bisogno e Luca, per avermi accompagnata in questa bella serata.

Treviso, la città delle acque

Finalmente riesco ad organizzare un tour a Treviso.

Sapevo che è una città stupenda, ho provato sempre ad organizzarmi con qualcuno per visitarla ma alla fine non sono mai riuscita, ma ora l’ho capito: da sola, zaino in spalla, si va ovunque!

Oggi poi sono anche super organizzata!
Dopo le ultime esperienze, in cui mi sono fatta un sacco di chilometri a piedi, mi sono attrezzata!

Parcheggiata la macchina, Io e il mio “bolide” siamo ora inseparabili.
Voglio darle un nome, devo decidere e vi farò sapere…

Arrivo in centro e mi rendo subito conto che quello che mi avevano detto era vero: Treviso è una città che sembra ferma ad altri tempi, romantica, calda, magica. Me ne innamoro subito….

Noto che è una città a misura d’uomo e che, per i suoi canali, per le sue vie e per la sua architettura assomiglia molto a Venezia anche se, fortunatamente, è molto meno affollata!

Parcheggio “bolide” e mi dirigo verso Piazza dei Signori, il centro della città.

Il suo nome deriva dalla presenza di palazzi nobiliari tra cui il Palazzo del Podestà, sovrastato dalla Torre Civica e il Palazzo del Trecento.

Il Palazzo del Trecento, oggi sede del consiglio comunale, assume questo nome dai 300 membri del maggior consiglio che si riunivano qui un tempo.
Noto i dipinti sulle arcate e mi soffermo su tutti i particolari perché voglio davvero assaporare appieno la città.

Il Palazzo dei 300 crollò quasi totalmente durante i bombardamenti della guerra e venne successivamente ricostruito. Si notano chiaramente i segni della ricostruzione.

Salendo la scalinata del palazzo (dove su un gradino calpesto questa incisione) posso vedere dall’alto la statua della Teresona, simbolo di indipendenza della città.

Sono scoppiata a ridere quando ho letto che il nome “Teresona” le è stato dato amichevolmente degli abitanti del paese perché sembrava una negoziante del luogo che si chiamava così.

Visto che l’abbiamo presa in ridere vi lascio anche la mia interpretazione: “la Teresona in veste da supereroina” Con la sua arma magica che difende l’umanità!

Sotto al portico del palazzo del trecento trovo, assieme alla statua del patrono di Treviso, la famosa statua delle tette, l’originale (la riproduzione la vediamo dopo!)
Una fontana, la cui costruzione venne ordinata dal Podestà nel 1559 e completata l’anno seguente.
La fontana era posta in una nicchia alla base del palazzo del Pretorio ed era alimentata dall’acqua del canale Cagnan.
La consuetudine era che, quando un nuovo potestà veneto entrava in carica, per tre giorni da un seno di questa fontana sgorgava vino bianco e dall’altro vino rosso. Venne rimossa alla caduta della Serenissima nel 1979 e successivamente conservata dove si trova ora.

Non posso fare a meno di guardare e fotografare le vetrine bizzare e sciccose dei negozi di Calmaggiore, la via dello shopping e fermarmi ad uno specchio per un selfie di consuetudine.

Arrivo ora alla loggia dei cavalieri, un grande porticato in cui un tempo si riunivano i nobili e i cavalieri.
C’è un gran via vai di gente che la attraversa e soprattutto noto che è un punto di ritrovo per i ragazzi che si siedono e chiacchierano felicemente sedendosi sui muretti della loggia.
Anche qui ci sono un sacco di dipinti sui muri, anche se purtroppo molto rovinati.

Cammino ora tra le viuzze del paese, proseguendo tra Calmaggiore e le vie laterali.
Sbircio qua e la e di nuovo mi attraggono le vetrine variopinte dei negozi. Ci sono un sacco di negozi di prodotti tipici e quasi tutti i negozi sono a tema autunnale.

Non mancano poi le pasticcerie che propongono il “Tiramisù“, lo sapevate che è il dolce tipico di Treviso?

Vengo catturata da un pub a tema “Halloween” e da una vetrina dedicata …a me…

A seguito posto alcune foto che parlano da sole della città.
Tanti portici, tanti locali, palazzi decorati e bellissimi.
Non la trovate adorabile?

Mi perdo ad ammirare tutto questo splendore e affascinata perdo un po’ il mio itinerario, tornando sui miei passi prendo la Galleria della Strada Romana e arrivo alla Fontana delle Tette, la copia dell’originale vista prima.
Inutile dire che ci sono un sacco di persone che la fotografano e attingono acqua, la trovo sinceramente un po’ triste e sapete perchè? Guardate cosa c’è dietro… pensate a tutti i fotografi che postano questa foto, quanta pubblicità gratis per questo noto brand di abbigliamento!
Faccio la foto di rito pure io ma decido di dare anche la mia versione, inquadrandola da un’altra angolazione, a mio avviso è anche più bella!

Riprendendo i portici e vedo il retro del duomo e la torre. Secondo il progetto iniziale la torre doveva essere in realtà più alta ma i Dogi non volevano che diventasse più alta del campanile di Venezia quindi rimase incompiuta.

Arrivata nella piazza Duomo spicca la facciata frontale della Cattedrale di San Pietro Apostolo, è davvero maestosa.

Peccato che c’è un sacco di gente davanti, all’interno si sta celebrando un matrimonio e gli amici degli sposi hanno ben pensato di avvolgere di carta igienica la macchina degli sposi! Non riesco a trattenermi dal dirgli: “preparatevi che quando escono vi manderanno a… quel paese” e loro ridendo rispondono “beh, tanto di carta igienica ne abbiamo“.

Entro nella Cattedrale e sono avvolta da una musica incantevole di violini.
Due signore stanno suonando per il matrimonio ed è davvero bellissimo avere questo dolce suono come sottofondo della mia visita.

Dopo aver visto le sontuose decorazioni delle cattedrali di Parma e Reggio Emilia San Pietro Apostolo mi pare un po’ spoglia ma “studiandola a fondo” noto dei particolari davvero belli e delle opere straordinarie. Mi lascia a bocca aperta la cappella del Malchiostro, dov’è posta una pala di Tiziano.

Seguite le linee prospettiche sul pavimento del dipinto e incontrerete anche il pittore in persona che spunta da dietro una colonna, dipinto in un autoritratto.

Mentre esco dalla cattedrale stanno uscendo anche gli sposi, faccio qualche scatto per immortalare questa coppia felice e ignara dello scherzo che li attende all’uscita….

A fianco al Duomo si trova il Battistero di San Giovanni, anche questo gremito di gente.
Sinceramente non so se si può entrare e visitarlo ma procedo oltre perché tra poco sarà sera e prima che faccia buio voglio visitare i canali.

Mi incammino per il Vicolo del Duomo, tramite un passaggio molto stretto che, con grandissima sorpresa, mi offre degli scorci molto suggestivi.

E arrivo in via Canoniche dove trovo un mosaico, o almeno ciò che ne rimane…

Tornando nella Piazza del Duomo, mi trovo a fronte alla Casa del Corno, un edificio in cui spiccano i colori rosso e giallo e viene ripetuto svariate volte lo stemma della famiglia Corno che lo abitava, uno scudo con un corno.

Passando accanto alle mura mi dispiace non poterci fare una passeggiata, ormai il tempo stringe e tra poco il sole tramonterà, ma sicuramente tornerò e visiterò tutto quello che non ho visto oggi!
Mi sposto alla Porta San Tommaso, la più importante della città e da qui partirà l’itinerario per visitare i canali.

Treviso è attraversata da vari canali e diversi ponti.
Seguo il Canale dei Buranelli incrociando degli scorci molto suggestivi e pittoreschi.

Inizialmente mi affido ad una mappa per orientarmi ma poi decido di camminare liberamente seguendo i canali per godermi meglio la visita.
Mi ritrovo a passeggiare tra palazzi colorati e fiori, sembra essere nel paese delle favole!
Raggiungo l’isola della pescheria, seguendo il canale Cagnan un’isola dove, da anni, si tiene il mercato del pesce, noto subito la statua della sirena nell’acqua.
È un luogo molto suggestivo e romantico, ci sono tanti locali da aperitivo.

Procedendo mi imbatto in vari mulini ad acqua ancora funzionanti.

Ora è calato il sole e le luci della città si riflettono nell’acqua, c’è una bellissima atmosfera e, nonostante ci sia tanta gente a passeggio la città è comunque rilassante e gioiosa.

Non mi lascio sfuggire nessuno scorcio, in particolare mi soffermo sul Ponte della Malvasia in cui si trova la scultura della Tuffatrice, una statua in bronzo dello scultore trevigiano Romano Costi.

Camminando per vicolo Buranelli mi imbatto in un dipinto sul muro che rappresenta l’ombra di due barche, decido di incorniciarlo tra due salici piangenti, alberi che si trovano frequentemente in questa città.

Ormai la luce è davvero poca, Treviso non è una città molto illuminata, decido quindi di incamminarmi a recuperare “bolide” e poi di tornare alla macchina…
Ed è qui che incontro Luigi, una delle persone speciali che, nemmeno a farlo apposta, in quasi tutti i miei viaggi incontro!
Luigi è una persona molto semplice, con le mie stesse idee e le mie stesse passioni, bastano poche parole e già ci capiamo come fossimo amici da sempre!
Ama la libertà, la natura, ha un bellissimo sogno nel cassetto e odia i legami e gli stereotipi della società, insomma ama ragionare con la propria testa e vivere ogni attimo come se fosse unico ed irripetibile.

Chiacchieriamo tanto e il tempo vola, purtroppo devo tornare a casa ma sicuramente tornerò in questa fantastica città e probabilmente in compagnia di Luigi, credo che abbiamo ancora tante cose da dirci e su cui confrontarci.

Tirando le somme di questa bellissima giornata posso dire che è di questo di cui ho bisogno, ritrovare me stessa attraverso le emozioni, la scoperta di nuovi luoghi e la conoscenza di “belle” persone senza vincoli ne legami. Oggi ho proprio fatto tante cose, e da sola!
Anzi no… ero con me stessa, la me stessa VERA, che non mi lascerà mai più sola.




Museo di storia Naturale e Archeologia Montebelluna – Treviso

Oggi voglio dedicare un post al Museo di Storia Naturale e Archeologia Montebelluna di Treviso che ho visitato ieri, quasi per caso.

Prima di partire per una delle mie gite fuori porta a Treviso, per curiosità, navigando in internet ho trovato questo museo e mi ha subito incuriosita. Vi lascio il link così potete curiosare anche voi, spero vi piaccia quanto è piaciuto a me!

All’ingresso vengo subito accolta in maniera calorosa, una ragazza molto gentile (spero vivamente che legga questo post e che magari mi mandi anche un messaggio per rimanere in contatto) mi presenta il museo e scambiamo assieme quattro chiacchiere.

Mi sento davvero a mio agio e penso che ho fatto benissimo a venire qui, non vedo l’ora di scoprire tutto quanto! Questi sono i musi che amo: natura, scienza, la conoscenza e la scoperta del nostro mondo, per ritrovare il vero contatto con ciò che ci circonda, che ci ha generato e che ci mantiene in vita. Un’energia che lega il tutto e rende unico l’essere umano…

Una piccola considerazione: noi umani ci crediamo i padroni del mondo ma in realtà siamo solo un piccolo granello di sabbia in mezzo ad un’universo immenso, ancora sconosciuto e siamo solo gli “ospiti” di un pianeta che, in un secondo, potrebbe spazzarci via e non lasciare nessuna traccia della nostra esistenza. Ma noi pensiamo solo al notro orticello, al nostro smartphone, a fare carriera, alle serie tv, a farci la guerra…

Non ci soffermiamo un secondo a pensare a questo grande “creatore”. Non parlo di creatore nel senso religioso ma di un’energia (tutto nell’universo è energia), che come un’artista ha realizzato ciò che ci circonda e anche noi stessi.

Vi dico solamente (poi procedo con la descrizione del museo per non assillarvi coi miei pensieri), che, come diceva Sorrenti siamo “figli delle stelle”, ogni atomo ed elemento che costituisce il nostro corpo è stato generato dall’esplosione di grandi stelle.

Sezione Astronomia

Non posso non cominciare la mia visita da questa sezione, l’astronomia è il mio grande amore! Quando ero piccola e guardavo le stelle piangevo dall’emozione, crescendo ho letto, mi sono incuriosita e per chi mi conosce sa che ho gestito anche l’Osservatorio Astronomico di Cento e sono un’appassionata astrofila.

Insomma non mi ritengo un’esperta ma qualche cosa la so…

La sala ha una bella cupola piena di stelle e sembra proprio di immergersi nell’universo, come se fossi passeggera di navetta spaziale che mi porta verso altri mondi….

La mia curiosità mi spinge subito a leggere i pannelli descrittivi, sono davvero ben fatti, di facile lettura e a mio avviso molto, molto chiari! Devo dire che tante cose che sono indicate non le conoscevo.

Viene descritta la storia delle missioni spaziali; dalla corsa allo spazio fino al futuro dell’astronomia e gli studi che gli scienziati stanno perseguendo, anche in ambito della ricerca della vita su altri pianeti.

Non resisto e devo farmi un selfie (anzi due…) in questa sala, quanto vorrei indossare quella tuta da astronauta e farmi un bel giro oltre la Terra!

Qual’è il nostro posto nell’Universo?

Viviamo in una Galassia, che si chiama Via Lattea, formata da un oltre 300 miliardi di stelle.
Il Sole è una delle tante stelle che la compongono e il pianeta Terra, che fa parte del Sistema Solare, è uno dei tanti pianeti. Pensate quindi a quanti altri pianeti (anche abitabili perchè no!) possono esistere nell’Universo.

Questo esempio indica molto bene l’immensità della nostra galassia: Se la Via Lattea fosse grande come gli Stati Uniti, il Sistema solare avrebbe il diametro di una moneta da 1 euro.

La Via Lattea è, a sua volta, una delle tante galassie che compongono l’Universo. L’universo è immenso, in espansione e ancora non si conosce la materia non visibile, chiamata appunto “materia oscura“, che consente alle galassie di non disgregarsi e all’Universo stesso di non “spegnersi”.

Un monitor mi permette di visualizzare un’animazione del nostro Sistema Solare, con una spiegazione dettagliata per ogni pianeta, della Via Lattea e della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), sita a 400km dalla Terra, un cui gli astronauti effettuano esperimenti.

È bello fare un giro a “bordo”, anche se solo con il mouse e con la fantasia.

Al centro della sala c’è un bellissimo modello del nostro Sistema Solare che ruota realmente! Molto chiaramente indica le orbite dei pianeti attorno al sole, lo zodiaco e gli equinozi.

Un peso da 1kg che rappresenta la quantità del materiale che impatta sul nostro pianeta ogni secondo (polveri, micrometeoriti e meteoriti).

Mi diverto come una bambina ad immedesimarmi in un fotone e a “pedalare” dal Sole fino raggiungere la Terra. All’arrivo il monitor mi comunica che un fotone emesso dal Sole arriva alla terra in 8 minuti, io sono stata più brava e ci ho messo meno 🙂

Un’altra installazione molto divertente è quella dell’imbuto gravitazionale, che spiega molto semplicemente come si comportano i buchi neri, e delle bilance di gravità che visualizzano il mio peso sui vari pianeti del Sistema Solare, … chi ha problemi di linea può trasferisi su Plotone :).

Viene presentato anche il nostro satellite naturale: la Luna, la presunta formazione, le maree e le fasi lunari. Sono descritti anche i corpi minori, le comete e gli asteroidi.

In esposizione vi sono alcuni strumenti di osservazione e una collezione di fantastici strumenti astronomici che un tempo venivano utilizzati per orientarsi.

Un tempo non esistevano i moderni strumenti per cui i nostri antenati si orientavano guardando il cielo. Sicuramente conoscevano meglio di noi le stelle.

Purtroppo ora sono davvero poche le persone che ammirano il cielo, anche perchè l‘inquinamento luminoso ne occulta la visione.

Vi racconto di un esperimento che mi è rimasto impresso: alcuni gruppi di persone sono stati acompagnati in montagna, dove hanno potuto ammirare la volta celeste e sapete cosa è accaduto? Si sono terrorizzati di fronte a quei puntini luminosi che non avevano mai visto nella loro vita.

È triste pensare che i bambini possano crescere senza sapere che vivono in un’universo immenso, su un pianeta che ci dona tanto e che non possano più provare emozioni di fronte all’immensità e alla bellezza della volta celeste.

Ma per fortuna esistono questi musei! sono contenta quando la ragazza alla reception mi informa poi che a domeniche alterne fanno lezioni di scienza e che partecipano tante scolaresche. Penso proprio che divulgherò l’informazione e tornerò sicuramente con i miei nipoti e anche con un bel gruppo di adulti!

Mi rendo conto che in questa sala ho passato davvero tanto tempo e se voglio visitare tutto il museo devo darmi una mossa…. Per le prossime sale sarò meno descrittiva perchè purtroppo ho dovuto velocizzarmi nella visita e soffermarmi solo sulle cose che mi hanno attirato.

Mi lascio quindi alle spalle la mia amata astronomia e soddisfatta passo alla sala successiva, quella dei minerali.

Sezione mineralogia

Entrando in questa sala mi viene subito da pensare a quale grande artista è la natura!
Queste sono vere opere d’arte che ha creato la nostra Terra senza che noi glielo domandassimo, opere di perfezione e splendore.
Ho visitato tanti musei di mineralogia ma questo ha davvero una marcia in più perchè viene spiegato molto bene come avviene la formazione e in base a cosa vengono classificati i minerali.

Ci sono anche degli esempi davvero ben fatti!
Queste “palline” sono gli atomi che si dispongono seguendo determinati schemi geometrici e vanno a costituire la forma e la composizione dei minerali.

Essi vengono classificati in base all’ambiene e alle condizioni in cui si formano.

Rimarrei ore ad ammirare e a fotografare questi splendidi minerali ma devo andare oltre…

Sezione Geologia

È interessante sapere come la Terra sia un pianeta “vivo”, ogni istante, sotto ai nostri piedi avvengono importanti fenomeni che rendono possibile la vita stessa e hanno contribuito, nel tempo alla formazione delle montagne, dei continenti e della morfologia del nostro pianeta.

Mi sembra di essere tornata a scuola, quando, con tanto entusiasmo, ascoltavo il mio professore di scienze che mi parlava dei vulcani, terremoti e della tettonica a zolle. Mi piaceva davvero un sacco!

Qui cartelli esplicativi, reperti locali e monitor illustrano molto bene ogni fenomeno.

Grazie alle sue caratteristiche la terra ha permesso la nascita e l’evoluzione della vita, dalle più semplici forme di vita a quelle più complesse. Un’evoluzione durata miliardi di anni.

La cellula è ciò che sta alla base della vita, gli esseri viventi più semplici hanno un’unica cellula (monocellulari) mentre quelli più complessi sono pluricellulari. Anche i nostri tessuti sono composti da cellule, ognuna delle quali trasmette un impulso che ci rende “vivi”.

Lo sapevate che esseri viventi si dividono in diverse categorie? Monere, Protisti, Funghi, Piante e Aninali.

Troviamo la sezione dedicata agli invertebrati, insetti, crostacei, ecc….

La sezione dedicata ai pesci

E quella dedicata alle terre emerse dove, sono divisi per habitat i vari esseri viventi, animali e piante.

Non poteva infine mancare il mio selfie in grotta!

Purtroppo si è fatto molto tardi e non riesco a visitare la parte archeologica ma mi prometto di ritornarci.
Questa visita mi è davvero piaciuta e mi ha dato tanto, sono uscita dal museo molto contenta e soddisfatta per quello che ho appreso e ripassato. Spero vivamente di avervi trasmesso almeno un po’ dell’entusiasmo con cui ho trascorso queste ore e delle emozioni che ho provato.

Nella prossima avventura vi cacconterò della mia visita successiva alla città di Treviso, anche li ce ne saranno delle belle, seguitemi!

Due giorni a Parma: 2 giorno

Mi alzo di mattina presto e di buona lena mi metto in cammino verso il centro della città.

Oggi la prima prima tappa è la visita al museo monumentale del Palazzo della Pilotta. Il museo più importante della città che comprende il Teatro Farnese, la Galleria Nazionale di Parma, il Museo archeologico Nazionale e la Biblioteca Palatina.

Attendendo l’orario di apertura della biglietteria mi intrattengo davanti al museo dove una guida sta spiegando la storia del palazzo, ne approfitto così imparo qualcosa pure io visto che sono partita senza leggermi nulla!

Il Palazzo è stato costruito per i Farnese, i ricchi signori di Parma. Il nome deriva dalla “Pelota” un gioco che si usava fare a corte.
I Farnese furono succeduti dai Borbone che portarono tutte le ricchezze della corte a Napoli.
Fu Filippo Borbone, duca dal 1749 che decise di riportare tutto a Parma e ridare alla città il suo splendore, e la Pilotta diventò la residenza ducale di Maria Luigia.

Scopro che le fontane, su cui ero a sedere ieri sera a cena, seguono la sagoma di un’antica chiesa che è stata distrutta. Nella Piazza poi è stato costruito un monumento dedicato a Verdi, sia per celebrare le sue gesta in politica che per la sua fama come compositore.

Entrando mi lascio subito trasportare dall’immensa Biblioteca Palatina.
Un’immensa libreria, voluta dal Duca, piena di volumi di ogni genere.
Fantastico camminare in mezzo a tutta questa conoscenza!

Ma lo spettacolo più grande è ritrovarmi nel Teatro Farnese, realizzato completamente in legno, una bellezza indescrivibile.

Con un sacco di particolari, decorazioni, colori, …insomma un capolavoro simbolo degli sfarzi e della ricchezza

Ora è il momento della visita alla Galleria Nazionale, essendo principalmente dipinti credo che mi annoierò perchè, come già dicevo, di pittura non me ne intendo per nulla… ma mi rendo conto che non è così.

Ci sono dipinti davvero favolosi, di pittori famosi e dipinti che ho studiato sui libri di scuola, mi rendo così conto di essere in un luogo “sacro” per l’arte, un luogo in sono racchiusi secoli di storia, un luogo magico.

Pur non intendendomene mi lascio così catturare da tutta questa bellezza e mi sento davvero piccola di fronte a questa immensità di arte.

Partendo da Correggio e il Parmigianino fino a pittori come Leonardo Da Vinci

Un’opera d’arte più bella dell’altra! impossibile fotografare tutto.

Non solo pittura.. sono presenti anche altre opere d’arte, questa è una decorazione di un tavolo

Arredi, statue…

E davvero un mondo da scoprire!

Visito anche il museo archeologico ma purtroppo sono aperte solo due piccole sale, quella egizia e quella della Parma Romana.

Uscendo dal complesso della Pilotta visito la Camera di San Paolo e la Cella di Santa Caterina, oggi è visitabile gratuitamente quindi l’ho inserita nel mio itinerario. Molto belli i soffitti affrescati dal Correggio.

Mi colpisce molto questo camino affrescato, nella camera della Badessa, davvero originale! rappresenta la dea Diana con una mezzaluna sul capo.

Ormai è pomeriggio e inizio a sentire la stanchezza.. anche oggi i miei 20 km li ho fatti, non male!
Faccio un ultima passeggiata per il centro, attraversando Via Farini e arrivando al Parco della Cittadella,

vorrei camminare ma alla prima panchina mi rendo conto che non posso procedere oltre, sono davvero stanca e ho i piedi in fiamme! Mi riposo così un attimo e decido di riprendere la via del ritorno verso la macchina.

Ultima tappa: Brescello

Visto che mi sono un po’ riposata e rilassata alla guida decido di fermarmi per un tour veloce a Brescello, il paese in cui hanno girato Don Camillo e Peppone.

Nonostante non sia proprio una serie del “mio tempo” ero molto curiosa di vedere questo paese perché tutti me ne hanno parlato bene.

Si tratta di un paesino molto piccolo ma carino, soprattutto per le installazioni dedicate al film, è presente anche un museo ma sono ormai troppo stanca per visitarlo. Vi lascio quindi con le foto del paese, le ultime foto che chiudono il mio viaggio di due giorni, alla prossima e un grazie a chi è arrivato con me, nella lettura, fino a questo punto!